Manifesto Sport

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Il mondo dello sport è consapevole del momento di grande difficoltà che il nostro Paese sta vivendo e ha strenuamente dimostrato il proprio senso di responsabilità attraverso la capacità di seguire le regole, di tutelare la propria e l’altrui salute, di fare squadra, di lavorare per obiettivi. Tutti argomenti che ben conosce chiunque pratichi una disciplina (termine non casuale) o sia entrato in uno spogliatoio.

Lo ha fatto attraverso il totale e incondizionato rispetto di ogni decisione che i DPCM hanno indicato, a partire dall’inizio dell’emergenza.
Rispetto che vogliamo ribadire con forza, per il bene comune di questo Paese.

Migliaia di società sportive si sono prodigate e hanno investito denaro, in un momento di terribile crisi, per acquistare D.P.I, per seguire rigorosamente le procedure di sanificazione e i protocolli di sicurezza governativi e regionali. Proprio il rigore dimostrato – anche quando è stato chiesto di fermarsi – testimonia di un mondo capace di riconoscere le priorità e, contemporaneamente, dimostrare con forza di non essere un pezzo superfluo o accessorio della nostra società.

Desideriamo che allo sport venga riconosciuta un’importanza strategica ed essenziale, senza nessuna retorica, per il futuro del Paese. Gli sportivi che rappresentiamo sono consapevoli di ciò che si può o non si può fare, soprattutto sono pronti non a indicare il problema, ma a offrire soluzioni.

Una pandemia si combatte con atteggiamenti virali, come convincere il più grande numero di persone all’uso della mascherina, all’abitudine a lavarsi le mani, scaricare la app Immuni e così via. Avete a vostra disposizione un esercito pacifico di milioni di ragazzi, allenatori, dirigenti, volontari che possono diventare focolai virtuosi di lotta alla pandemia, perché, ne siamo certi, sono allenati a farlo.

Milioni di sportivi oggi vogliono ricordare che:

1. lo sport, la cultura del movimento, come dimostrato dalla letteratura scientifica è uno dei principali generatori di risparmio al Servizio Sanitario Nazionale, in termini di prevenzione e di controllo di altre patologie pandemiche, come la sedentarietà, la depressione, l’obesità (un terzo delle persone fortemente sovrappeso/obese sono minori), il diabete, le patologie cardiovascolari. La cultura del movimento, le palestre, gli impianti, le piscine, i parchi sono un efficacissimo centro di prevenzione e controllo dei costi, quegli svariati miliardi di euro che il nostro Servizio Sanitario Nazionale sostiene ogni anno nella lotta contro queste patologie che coinvolgono milioni di nostri connazionali.

2. lo sport, la cultura del movimento, è insieme alla scuola un’agenzia educativa di enorme portata, capace di insegnare sul campo valori come l’inclusione, la solidarietà, il rispetto. Lo sport, insieme alla scuola, è in grado di creare cittadini migliori e più consapevoli, educandoli alla logica del merito.

3. lo sport, la cultura del movimento, è un luogo di investimenti: in ricerca, in tecnologia,
in trasformazione stessa del paesaggio delle nostre città.

4. lo sport, la cultura del movimento, è una parte consistente dell’economia che si affianca a quella dello sport professionistico. È fatta di abbigliamento, di viaggi, di turismo sportivo e di mille altre componenti che non riguardano certamente soltanto lo sport di élite.

5. lo sport, la cultura del movimento, è lo strumento che permette a migliaia di persone diversamente abili di trovare la propria dimensione attiva nella nostra società. I benefici in termini di salute, inclusione e socializzazione sono davanti agli occhi di tutti, ogni giorno.

Il mondo di cui con orgoglio facciamo parte è un generatore di salute, di risparmio, di economia, di senso civico, di identità, di benessere e di felicità. È essenziale alla qualità della vita, allo sviluppo, all’economia, alla difesa del diritto costituzionale alla salute di questo Paese e si è fondato quasi esclusivamente su contributi privati e di famiglie, che hanno oggi una ridotta disponibilità di spesa.

Questo modello oggi sta crollando.

Tanto le società sportive quanto i gestori dei luoghi dello sport, di fronte alla difficilissima congiuntura economica e a un epocale sfratto collettivo, aggravato dall’inaccessibilità di tante palestre scolastiche (beni pubblici il cui utilizzo oggi viene spesso negato alle società sportive) chiedono azioni di sviluppo, non di mera assistenza.

Le priorità di azione che indichiamo, per il presente e per il futuro, sono le seguenti:

1. Un intervento di sostegno economico alle famiglie, un assegno da spendere per l’attività sportiva dei propri figli (proporzionale anche al loro numero nel nucleo famigliare) in modo da immettere immediata liquidità nel ciclo economico delle società sportive.

2. Un intervento a fondo perduto, consistente, rapido e duraturo, per le associazioni sportive, semplicemente per permettere loro di resistere, di pensare di poter superare questo momento e per riprogrammare il loro futuro.

3. Un intervento a supporto degli operatori dello sport dilettantistico per riconoscere tanto il loro diritto di lavoratori quanto l’importanza e la fondamentale centralità del loro ruolo di educatori e, insieme, un intervento di rafforzamento della dimensione del volontariato sportivo per contrastare la frustrazione di chi sta combattendo dal basso per la sopravvivenza delle proprie associazioni. Un plauso a chi rappresenta l’ossatura dell’organizzazione sportiva e che la sorregge in un momento in cui, grazie alle limitazioni, si è diventati ancora più consapevoli dell’importanza dello sport per la sopravvivenza civica della nostra società.

4. Un intervento per favorire l’uso delle palestre scolastiche e la frequentazione dei corsi pomeridiani, attraverso anche una rivisitazione dell’autonomia scolastica che permetta di liberare i dirigenti scolastici dalla responsabilità diretta di assegnazione delle palestre scolastiche riaffidandola agli enti locali, in modo che possano occuparsi dei protocolli di sicurezza e sanificazione insieme alle società sportive che le utilizzano.

5. Un intervento di ristoro per i gestori di quei 100 mila luoghi dello sport del nostro Paese, che sono gli impianti sportivi pubblici in gestione o privati. Luoghi dove, insieme alle palestre scolastiche, si creano le condizioni affinché lo sport possa essere praticato e diventare patrimonio della collettività. I gestori di questi luoghi, messi in ginocchio dal lockdown della scorsa primavera dopo una fatica immane per ripartire, sono oggi costretti a chiudere di nuovo o a vedere estremamente ridotta la propria operatività.
Questi presidi sul territorio vanno tenuti in vita, in questo momento.

6. Un intervento di mappatura di aree dismesse, sotto-utilizzate o potenzialmente utilizzabili, con una possibile destinazione d’uso, anche temporanea, per effettuare attività fisica. Rigenerazione urbana attraverso lo sport (e nel rispetto delle norme) di luoghi ampi, riscaldabili, areati e luminosi e destinabili in emergenza a chi, pur in mancanza di impianti specifici disponibili e quando sarà possibile tornare a farlo, potrà effettuare un’attività sportiva indoor/outdoor con i propri tesserati.

7. Un intervento sul territorio per coinvolgere la capillare rete di associazioni, attraverso bandi di concessione temporanea a titolo gratuito di aree (per esempio parchi cittadini) all’interno dei quali poter proporre attività sportiva. L’emergenza è stata (ed è tutt’ora) un fattore di accelerazione enorme a fare attività fisica, come la camminata sportiva e il footing, sfruttando il paesaggio cittadino. Incaricare allenatori che possano, professionalmente, seguire i cittadini desiderosi di migliorare la propria condizione fisica o monitorare la propria salute (e contestualmente continuare il lavoro di persuasione al rispetto delle pratiche corrette di contrasto alla pandemia) significherebbe creare presidi di salute.

8. Un intervento a protezione delle persone anziane e più fragili per supportare iniziative di riconversione delle società sportive rispetto ad attività necessarie al prendersi cura di sé. Gli anziani e i più fragili sono doppiamente sottoposti a stress fisico ed emotivo in questo contesto di emergenza. L’inattività fisica è una delle cause del peggiorare delle condizioni di salute e quindi dell’aumento del rischio di impatto Covid su persone di età avanzata, con patologie pregresse o disabilità. I luoghi dello sport sono spesso inattivi o poco utilizzati al mattino, proprio quando queste persone avrebbero più possibilità di prendersi cura di sé.

9. Un intervento di attrazione degli investimenti con la creazione di un ecosistema di condizioni che permettano ai privati di tornare ad investire sul mondo dello sport di base (credito d’imposta e defiscalizzazione) e al mondo dello sport dilettantistico di offrire un servizio senza limiti di età, genere, etnia e a costi ragionevoli che diventi un diritto e, insieme, un dovere: quello della difesa del diritto costituzionale alla salute come tutelato dall’articolo 32 della nostra Costituzione. Mai come in questo caso, questi contributi e questo innesco fra pubblico e privato, saranno, letteralmente, investimenti sul futuro.

10. Un intervento a sostegno dell’importanza della pratica sportiva a livello medico-sanitario per garantire il benessere di tutti, con una particolare attenzione alle fasce più deboli e soprattutto ai soggetti in difficoltà, indirizzando a stili di vita virtuosi e alla più complessiva salvaguardia della salute dei cittadini. Liberando l’energia rigeneratrice della prescrizione medica dell’attività fisica, si può sviluppare la pratica sportiva in aree di disagio, anche socio-economico, e a sostegno di famiglie e gruppi vulnerabili. Lotta alle patologie cardiovascolari e respiratorie, ma anche comportamentali e nutrizionali, oltreché legate all’obesità, attraverso riabilitazione motoria, psicosociale ed alimentare per ritrovare dignità e migliorare il rapporto con il proprio corpo.

11. Un intervento a favore della natura e dei temi legati alla sostenibilità ambientale in relazione alla pratica sportiva e al potenziamento degli investimenti sulle strutture per lo sport di base. Promuovere la sensibilizzazione sui temi legati allo sviluppo ed alla promozione della cultura sportiva attenta, in particolare, all’ambiente, al benessere, alla salute, al territorio ed al turismo, sostenendo il progresso del mondo sportivo sotto il profilo socio-ambientale, culturale e della capacità di essere un volano di crescita.

12. Un intervento a favore dell’educazione fisica nelle scuole e per i nostri figli, attraverso l’impiego del patrimonio culturale e umano proveniente anche dalle scienze motorie. L’attività sportiva di ragazze e ragazzi, fra le più limitate in questo periodo emergenziale, potrà rifiorire solo se fortemente supportata dal mondo scolastico per favorire la divulgazione, l’approfondimento e lo sviluppo della cultura sportiva attraverso la trasmissione dei suoi valori e la diffusione di sane pratiche: integrazione razziale, applicazione delle regole, rispetto e meritocrazia.

13. Un intervento di sostegno di nuove condizioni, senza alibi e da subito, in questo momento di difficoltà del far muovere i corpi, per rimettere al centro l’insegnamento della storia e della cultura dello sport. Esistono letteratura, saggi storici, spettacoli, opere cinematografiche che si occupano di sport e che diventano uno strumento immediatamente disponibile per realizzare una delle due grandi funzioni dello sport, oltre a quello di generare spettacolo, ovvero ispirare le persone. Questa enorme potenzialità, che si allarga all’idea che attraverso la narrazione e lo studio dello sport si possano insegnare storia, educazione civica, geografia, sociologia, letteratura, perfino lingue straniere e matematica è oggi il grande compito a cui il mondo della scuola è chiamata, ma anche una possibilità di riconversione, nell’emergenza, delle stesse società sportive che possono trovare in questo tipo di attività un modo di mantenere il rapporto e la relazione con i propri tesserati. Una rinnovata dignità della materia sportiva, intesa come fatto culturale e veicolo di ispirazione, determinerà un enorme vantaggio futuro, quando anche i corpi potranno tornare finalmente e liberamente a muoversi.

Occorre oggi tenere in vita questo motore virtuoso del Paese.

Il nostro desiderio è quello di non vedere mai più il mondo dello sport contrapposto a quello della scuola, alla sanità o alla cultura come successo in passato.

Non chiediamo semplicemente un aiuto, ma siamo pronti a diventare responsabili testimoni di lotta alla pandemia, mettendo a disposizione del Paese tutto ciò che lo sport e gli sportivi sono allenati, da sempre, a fare.

Ancor prima che di destinare risorse economiche, si tratta di riconoscere un valore, che è pronto a mettersi a disposizione del Paese. Si tratta di riconoscere identità e dignità.

E si tratta di futuro.

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